mercoledì 15 maggio 2013

Io dico basta...

Io dico basta alle pubblicità imbecilli. Già con i programmi che ci offre la tv di oggi non siamo messi bene: sfido chiunque a trovare una serata o (ancora più difficile) una giornata in cui valga la pena stare davanti alla televisione. 
Bastano pochi nomi per capire la televisione italiana: Mara Venier (Ruby, secondo me, è nipote sua, altro che Mubarak), Caterina Balivo (quella che sproloquia con i parrucchieri su rai2), Roberto Giacobbo che riversa cagate nei cervelli dei telespettatori di rai3 (sapevate che uno stregone del '200, nato e morto a Capo Passero, ha predetto che la crisi finirà soltanto se Enzo Paolo Turchi si castrerà con le sue mani in San Pietro?) e, per finire, oserei soltanto ricordare Barbara D'Urso e Studio Aperto. Non dico altro.
Di peggio, secondo me, c'è solo la pubblicità, quella cosa che tutti evitiamo cambiando canale come degli ossessi ma senza sfuggirle, perché tanto è ovunque. Ormai nei programmi è così: non fanno in tempo a dire:<<Buonasera e benvenuti a "Il sabato sera delle squinzie">> che già mandano la pubblicità. E così tu cambi canale, ti passi la Rai, Mediaset, La7, tutti i canali di Sky, e c'è sempre qualcuno che cucina, un auto che corre, una mentecatta che si prova le mutande e salta per strada o un pirla che parla con una gallina...
Ecco, inizierei da questo. Banderas e le merendine della Mulino Bianco. Posso dire:<<Basta?>>. Vi prego, raccogliamo un po' di firme e chiediamo al signore del Mulino di chiudere questa tragedia umana? 
A parte il fatto che la Mulino Bianco dovrebbe risarcire milioni di consumatori solo per le frasi che scrive sui pacchi dei suoi biscotti. Non so se ci avete fatto caso. Provate a prendere il pacco di Pan di Stelle che avete dentro l'armadietto, o gli Abbracci, le Macine, insomma, quello che volete. Sì, sono buonissimi, avete ragione. Ma leggete cosa c'è scritto sopra. Robe tipo:<<E all'improvviso, la panna e il cioccolato si unirono in un dolce abbraccio>>, oppure <<E fu così che le stelle caddero in soffice letto di cacao, che da allora divenne il loro nuovo cielo>> e chi più ne ha più ne metta. Ma chi è che scrive queste frasi? Il Leopardi dei poveri? Pino Tre Dita? Bondi?
No, lo dico perché io, la mattina, non voglio leggere robe patetiche, che già mi basta pensare a come va il mondo per deprimermi, ma vorrei leggere robe più interessanti, tipo:<<Se non ci metti la nutella sopra, non hai capito un cazzo>> oppure <<Schiaccialo nello yogurt e capisci che vale la pena vivere>> o ancora <<Nascondili prima che se li mangi tua sorella>>. Venderebbero il doppio con queste frasi!
Ma da quando c'è Banderas con la gallina, lì ho capito che siamo messi davvero male. Ve lo ricordate Banderas? Stiamo parlando di quello stesso Banderas che ha interpretato Zorro, che ha recitato in un sacco di film fighissimi, che è pure andato a letto con Madonna! E adesso, cosa fa? Parla con una gallina. Capite com'è che va la vita? Un giorno sei un figo che può permettersi di fare quello che vuole, e il giorno dopo parli con Rosita, impasti brioches e ti vanti che gli ingredienti del tuo pane siano tutti naturali (ma perché, Antonio, con cosa vuoi farmelo il pane, con la sabbia del calcestruzzo?).
Insomma, io dico basta a Banderas e a Rosita perché, di fronte alle loro chiacchierate, io mi sento solo triste e per quanto buoni possano essere plum cakes e flauti (vi ricordo che la Littizzetto ha giustamente fatto notare che era lui che faceva sognare le altre col suo di flauto...) a me passa solo la fame. E basta con questa storia che fai tutto con le tue mani, tu che a mala pena avrai la voglia di tirarti su la zip dei pantaloni con tutte le comodità che avrai!
Ma c'è dell'altro: la pubblicità dei deodoranti. Allora, tutti sudiamo e tutti puzziamo, è vero. Non tutti usano il deodorante, anche questo è vero. Venite a fare un giro nella biblioteca della mia università e ne avrete la prova, oppure entrate in metropolitana in una qualsiasi giornata di giugno, a qualsiasi ora. Ci sono state giornate in cui Pisapia ha dovuto annunciare il blocco dei mezzi pubblici proprio per salvare metà della popolazione di Milano e provincia che rischiava l'asfissia.
Però, a parte questo, direi basta anche con gente che si deodora le ascelle davanti alla telecamera. Basta con tutte queste braccia che si alzano come se non vedessero l'ora di spruzzarsi il deodorante. Basta con questi poveri sfigati che, in mezzo alla gente, si bloccano perché sanno di essere pezzati e hanno paura di far sentire la loro eau de merde a quelli intorno a loro. Capita a tutti ed è spiacevole, certo, ma non mi metto ad annunciare:<<Udite udite! Ho l'ascella pesante e adesso ci vado giù di borotalco/infasil/quellochevolete così potete anche mangiarci sopra!>> 
No, non funziona così. Basterebbe dire che conviene farlo, a casa propria, senza farne un motivo d'orgoglio. Perché poi, la cosa che mi sta sulle palle, è che questa gente è orgogliosa di deodorarsi le ascelle, sembra che non aspetti altro! Dico io, oggi devi essere orgoglioso se trovi un lavoro, se frequenti una persona e dopo il secondo appuntamento non hai ancora riscontrato segni di squilibri psichici o sessuali, se quando vai  in posta non trovi ottanta pensionati che fanno la fila davanti a te, se il sabato sera non piove. 
Ma deodorarsi le ascelle, insomma, è la massima aspirazione della nostra vita? No, perché se passa questo messaggio ci vuole poco per arrivare al fondo. Immaginate la pubblicità del Chilly:<<Ciao! Sono Carla, e proprio non vedo l'ora di lavarmi il culo!>>
Ecco. Io direi basta, basta, basta. Ridate dignità alla televisione!

giovedì 9 maggio 2013

La Genesi.

In principio c'era il Verbo, e nient'altro. Non si sa bene dove stava questa silenziosa creaturina, l'unica cosa drammaticamente palese, agli occhi di Dio, era il buio, il vuoto e la solitudine che c'erano attorno a lui. 
In preda ad una crisi d'angoscia paragonabile solo alla peggiore crisi premestruale di una studentessa a pochi giorni dalla laurea, Dio decise di fare boom. Sì, con un gesto risoluto della mano, schioccando pollice e indice come se stesse chiamando uno dei suoi angeli per farsi portare da bere, Dio fece saltare tutto quello che aveva attorno con un fragore e una potenza tali da scompigliare per sempre le beate acconciature di centinaia di angeli. Furono proprio gli angeli a lamentarsi, in un primo momento, di questa decisione. Restarono per qualche minuto in silenzio, attoniti e sconvolti, riconoscendo nei boccoli sconquassati di un loro simile la devastazione che, di conseguenza, regnava anche sulle loro teste. Per quelle creature bionde, immacolate e patinate da sempre, quell'improvviso cambiamento fu un disastro, e non osarono neanche strillare, temendo di provocare l'ira di Dio.
Ma la sorpresa che si svelò ai loro occhi, qualche minuto dopo, fu spettacolare: i fumi e le nubi generati dall'esplosione si erano diradati, e al loro posto era rimasta una luce azzurra che si andava espandendo ovunque. Le stesse nubi su cui gli angeli erano distesi e che, in mezzo al buio di prima, sembravano grigiastre e sporche, improvvisamente erano diventate bianche come cotone.
In mezzo alla luce sfolgorante che si distingueva laggiù, nel punto in cui si era generata l'esplosione, si distingueva un pallino azzurro che ruotava velocemente. 
Tutti gli angeli, posti in riga dietro la possente schiena di Dio, osservavano cauti e curiosi cercando di capire cosa ci fosse, là in mezzo, che volteggiava senza sosta.
Dio sapeva che la curiosità li stava animando sempre di più: Raffaele dava dei pizzicotti a Gabriele cercando di avere una spiegazione da lui, sperando che avesse capito; Michele, quello più alto di tutti, si era anche messo in punta di piedi per vedere meglio, ma l'espressione del suo viso lasciava chiaramente intendere che non aveva idea di cosa fosse quella cosa tonda che girava lì in fondo. Neanche gli altri compagni avevano idea di quale fosse il piano di Dio.
Fu proprio in quel momento che il loro capo si decise a muoversi: alzò il braccio destro e aprì il palmo della mano con uno scatto improvviso. Davanti alla sua mano apparve un quadrato d'aria luminoso, posto verticalmente, sul quale, con caratteri bianchi e luminosi, era scritto: zoom.
Dio poggiò il dito sulla parola e gli angeli videro che dentro il quadrato luminoso apparve la stessa sferetta che ruotava laggiù, con la sola differenza che essa si ingrandiva progressivamente all'interno di quel largo riquadro, lasciando riconoscere con precisione dettagli che prima erano invisibili: terre coperte d'alberi o da distese di sabbia, masse d'acqua blu e azzurre che si succedevano a vista d'occhio. Quando l'immagine fu più grande, in mezzo ad una radura che si apriva dentro un bosco pieno di piante fiorite e cariche di frutti, si videro due strani esseri: una era seduta a terra con le gambe incrociate, aveva una foglia di fico tra le gambe e dei lunghi capelli castani che le scivolavano dalle spalle, fino a coprirle i due piccoli seni, intenta a staccare e annusare piccoli fiori colorati; l'altro era in piedi e gironzolava apparentemente senza meta, sembrava alto, aveva i capelli ricci folti, i lineamenti del viso più pronunciati e circondati da una strana peluria, il torace più sviluppato di quello della sua simile e una foglia di fico più lunga e larga che stava lì, appesa non si sa come sul suo inguine.
Dio si sedette, apparentemente soddisfatto.
<<Capo?>> disse Michele, l'unico che aveva il permesso di parlare per primo. <<Ma che è?>> 
Gli altri angeli si voltarono subito verso Dio in attesa della sua risposta. Ricevettero solo un gesto calmo che li invitava ad attendere.
Nel quadrato luminoso lui batteva fragorosamente le mani sulle cosce per scacciare le zanzare, e lei storceva la bocca schifata dal sapore di uno dei fiori che aveva deciso di assaggiare. 
Ad un certo punto lei si alzò, evidentemente sollecitata dal suo simile che era stato incuriosito da qualcosa che si muoveva tra gli alberi. I due umani si avvicinarono all'albero e gli angeli videro che qualcosa strisciava tra le foglie. Era uno strano essere lungo, molle e con un'estremità più grossa dell'altra. Lei  si era gettata su quell'essere particolarmente eccitata, come se non ne avesse mai visto uno prima. Lui era circospetto, ma cedette subito alla curiosità.
Raffaele, il più malizioso di tutti, capì subito. <<Oh mio Dio!>> esclamò strillando. 
<<Cosa?>> rispose Dio girandosi subito.
<<Niente capo, scusi>> gli rispose Raffaele, che si era messo la mano sulla bocca per non parlare più.
<<Li vedete quei due?>> disse Dio, girandosi verso i suoi angeli. <<Sono Adamo ed Eva. Da oggi vi faranno compagnia.>>
Gli angeli si guardarono. Gabriele, allora, chiese:<<E che dobbiamo fare, capo?>>
<<Niente, ridere.>> rispose Dio, sempre più ermetico del solito.
<<Ridere?>> gli chiese Gabriele, che non aveva capito proprio nulla.
<<Perché dovremmo ridere?>> chiese Michele, deciso ad ottenere una spiegazione certa.
<<State lì a guardare e non ve ne pentirete. Ho donato loro i doni più grandi che abbia potuto immaginare, li ho lasciati liberi di sviluppare le loro facoltà per dare vita a progetti grandiosi, degni solo di me stesso. E sapete perché?>>
Gli angeli si guardarono e scossero la testa sincronicamente, tutti con lo stesso movimento.
<<Per il gusto di vederli svalvolare tutti per un cacchio di serpente!>>.
Gli angeli sorrisero tutti allo stesso tempo, rivelando le loro perfette e brillanti dentature. Era tutto chiaro, adesso: il Verbo si era fatto Uomo, e l'Uomo avrebbe fatto cazzate. Si disposero comodi attorno a Dio e iniziarono a guardare, divertiti, quello spettacolo umano che stava per iniziare...